autore: marcodedomenico | 8 febbraio 2010

Il doppiaggio italiano, difetti generici

categorie: cinema

Il doppiaggio italiano ha qualche piccolo difetto di forma.

Gli attori neri vengono doppiati sempre da voci piuttosto profonde e cavernose, così come del resto si fa con gli attori particolarmente muscolosi.

Più l’attore è secco, più il suo doppiatore avrà una voce sottile. La stessa scelta la si fa per gli attori obesi. Se in video c’è un obeso, la voce sarà sottile perché (mia congettura) il grasso affoga le corde vocali provocando un suono soffocato della voce.

Questa corrispondenza è del tutto arbitraria e credibile solo sotto il profilo stilistico. La realtà naturalmente se ne infischia della credibilità e fa quel che vuole.

Un mio collega che si chiama Massimo Braccialarghe  ha una voce profondissima e molto potente, è uno degli speaker e doppiatori pubblicitari più quotati del momento. Eppure è un unico fascio di nervi, sembra di bisso.

La stessa cosa vale per un altro collega che si chiama Raffaele Farina. Entrambi potrebbero doppiare un nero, oppure un bianco alto e muscoloso come Schwarzeneger.

Per chiudere il quadro, aggiungo la voce di Paolo Monesi, anch’essa profondissima e decisamente potente. Appartiene però a un corpo in grande sovrappeso.

La realtà segue una strada, il doppiaggio ne segue un’altra. Il risultato è che per inseguire un dogma, dall’aspetto dell’attore sai già capire che voce avrà il suo doppiatore italiano.

E’ corretto secondo voi? Non è un’evitabile banalizzazione? Non è meglio sorprendere anziché assecondare?

Io ho una voce piuttosto sottile, per cui ascoltandomi potreste indovinare la mia corporatura. Ricordate però che anche le regole più universali devono fare i conti con qualche eccezione.

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autore: marcodedomenico | 6 febbraio 2010

Ikea, il nuovo spot

categorie: altro

Dev’essere la prima volta che sono in onda così tanto ma riconosciuto così poco.

Per altro, non poteva andare diversamente, visto che nell’arco dei trenta secondi dello spot, dico “hei” e “eh”.

Se dovessi fare la divisione fra il danaro che ho preso per soffiare nel microfono e questi due fonemi, probabilmente ho guadagnato nell’unità di tempo quanto un petroliere.

Imbarazzante e superlativo.

Lo spot è in onda a tappeto su tutte le televisioni satellitari e terrestri, sul web e in un futuro non molto lontano lo sarà anche direttamente sulle retine di tutta la popolazione mondiale.

Si tratta della nuova campagna Ikea, in cui si vede un ragazzo in una casa molto carina che riceve un amico. Insieme passano l’intera giornata bighellonando, fino a sera.

Quando è il momento del commiato, la telecamera compie un gesto più ampio e si scopre che la bella casa altro non era che la cella di una prigione tutta arredata Ikea. Talmente bella da non sembrare nemmeno una cella.

Io doppio l’ergastolano, il quale appunto esclama “hei” quando arriva l’amico che poi si scopre essere un secondino, e poi farfuglia un “uhm” quando questi lo saluta dandogli appuntamento all’indomani.

Lascio ai lettori ogni commento e vi invito a vedere lo spot qui.

Non mi riconoscerei nemmeno io, se non avessi coscienza di averlo fatto per davvero.

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autore: marcodedomenico | 2 febbraio 2010

Donne, è arrivato l’arrotino

categorie: altro

“È arrivato l’arrotino. Arrota coltelli, forbici, forbicine, forbici da seta, coltelli da prosciutto! Donne è arrivato l’arrotino e l’ombrellaio; aggiustiamo gli ombrelli; l’ombrellaio, donne! Ripariamo cucine a gas: abbiamo i pezzi di ricambio per le cucine a gas. Se avete perdite di gas noi le aggiustiamo, se la cucina fa fumo noi togliamo il fumo della vostra cucina a gas. Lavoro subito, immediato. È arrivato l’arrotino!”

E’ inciso con la voce che sembra quella dello spot (mitico) dei pennelli Cinghiale.

Guardate qui:  http://www.youtube.com/watch?v=2kjjQiRo5oA

Eppure c’è qualcosa che non torna.

Chi mai farebbe riparare un ombrello anziché acquistarne uno nuovo? E chi ha ancora una cucina a gas? E che fa fumo poi?

E chi usa delle forbicine da seta? Per tagliare quale seta? E perché si rivolge sempre alle donne, chiamandole appunto “donne”?

L’audio è lo stesso in tutta Italia, non si sa chi lo abbia prodotto e presso chi si possa reperire. E’ stato registrato alla maniera classica dei caroselli degli anni ‘60, sembra un tuffo indietro nel tempo.

Parafrasando uno degli appelli più in voga in tv in questi giorni: Chi sa qualcosa, parli!

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autore: marcodedomenico | 25 gennaio 2010

Religione in saldo

categorie: altro

Ero esattamente a metà dell’arco che descrive la forchetta che parte dal piatto di spaghetti e si tuffa fra le fauci quando in tv, ieri sera, è passato uno spot che mi ha messo piuttosto a disagio.

TV Sorrisi e Canzoni offre in allegato  ”La Sacra Bibbia, tre volumi di Antico Testamento e uno di Nuovo Testamento” ad un prezzo lancio di soli € 2,90.

Lo speaker, forse il più famoso dei miei colleghi, Daniele Milani, ha usato esattamente lo stesso tono di quando descrive il detersivo per i piatti, il deodorante per ambienti, lo sturalavandini.

Chi non ci crede, guardi qui: http://www.sorrisi.com/2010/01/10/la-sacra-bibbia-in-edicola-con-sorrisi/

Non penso che occorra una grande sensibilità religiosa per realizzare immediatamente che una tale mercificazione di un Libro Sacro sia da aborrire.

Non ho ancora deciso bene cosa pensare di questa iniziativa ma lo spot mi ha infastidito. E’ un disagio che mi vagola nella coscienza, ne volevo parlare almeno qui.

La Bibbia è in saldo Signore e Signori, venghino ad ammirare l’Eterno per soli due euro e novanta.

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autore: marcodedomenico | 22 gennaio 2010

Come si scarta un CD? Suggerimenti tardivi su oggetti antichi

categorie: altro, tips & tricks

Il CD è un oggetto sacro e costituisce insieme al vinile e alla musicassetta una specie di trinità.

E soffro al  pensiero che si stia già incamminando lungo il viale del tramonto.

Dopo i vinili e le cassette, l’abbandono delle scene anche del CD chiude un capitolo lungo più di un secolo, da quando si cominciò a registrare musica sui cilindri fonografici.

Ora il concetto di supporto musicale sprofonda ufficialmente nell’oblio, in favore di ben più discrete e impersonali memorie di massa.

La musica di oggi  (specialmente quella dei ragazzi)  è compressa in formato mp3, o comunque è digitalizzata e stoccata nei nostri hard disk, nei lettori portatili, nei cellulari e nelle chiavette usb.

Ogni copia di un brano è identica al suo originale, un omologo perfetto e senza alcuna sbavatura o perdita di qualità.

Io ho un file audio sul mio desktop, te ne posso inviare una copia identica e tu riceverai un file che il mio computer ha scomposto e inviato al tuo computer che lo avrà ricomposto esattamente uguale al mio.

Non vi ricorda il film “La Mosca”?

Il risultato è che l’industria discografica è diventata una fabbrichetta, vengono abbassati di continuo i traguardi di vendita per conferire le onorificenze di settore e per guadagnare qualcosa gli artisti devono sgolarsi sui palchi di tutta Italia.

Oggi nemmeno Ramazzotti potrebbe vivere di soli dischi, o meglio lui magari si, ma solo lui e quattro o cinque suoi compari italiani sdoganati all’estero come la Pausini, Tiziano Filuferru e Zucchero.

Come quando un uomo è in punto di morte e già ti manca, io provo fin d’ora una vaga nostalgia per il CD.

Il CD è per chi come me è della metà degli anni ‘70 l’equivalente del vinile per chi è nato un ventennio prima, comparabile almeno in quanto supporto “hi end” e quindi migliore delle musicassette. I veri cultori dell’audio poi non si facevano mancare in casa un registratore a bobine, la cui qualità era altissima allora e lo sarebbe anche adesso.

C’era un vero e proprio rito dietro l’ascolto di un disco in vinile. Lo si estraeva prima dalla custodia principale e poi dall’involucro interno. Lo si appoggiava con delicatezza sul piatto e si avviava la rotazione. Poi con una specie di spazzola in velluto che si era prima cosparsa di liquido elettrostatico si accarezzava il disco da entrambi i lati, allo scopo di raccogliere la polvere che vi si era depositata sopra. Chi legge questo post e ha meno di vent’anni non sa neppure di cosa si parli, e probabilmente pensa che sia assurdo che non si possa far partire un brano semplicemente facendo play sull’iPod.

Io però viaggio contro corrente, e vado con la memoria al mio primo, il 33 giri dei Dire Straits “Money for Nothing” una raccolta con le più belle dei Dire. La prima del lato A era Sultans of Swing, brano che ho ascoltato così a lungo che i solchi nel frattempo erano diventati delle specie di percorsi per le biglie e che non mancavano mai di ingolfarsi di polvere e carica elettrostatica. Dopo qualche anno, quel disco saltava sempre negli stessi punti ed era più friscìo che suono. Ho imparato a memoria tutti i brani compresi i punti in cui saltava, sempre.

Poi sono arrivati i compact disc.

Quel suono digitale così puro, scevro da qualunque difetto tipico del vinile mi proiettava al di la del tempo e degli spazi, con le cuffie in testa uscivo dalle mura della sala dei miei genitori ed ero in studio di registrazione insieme a Mark Knoplfer, ero nelle corde della sua Stratocaster, mi sentivo una cosa sola insieme alle sue dita.

Da qualche mese ho riversato tutti i miei cd nel Mac, il mio iTunes è un archivio digitale paragonabile a quello di una radio, se il mio archivio fosse fisico riempirebbe le librerie di quattro pareti grandi. I miei CD sono ora tutti chiusi in due grandi scatole da imballo e sono in soffitta. Ascolto la musica tutti i giorni, eppure il supporto fisico mi manca molto. Mi manca aprire il cd, mi manca sfogliare il libercolo allegato, mi manca la difficoltà di toglierlo e metterlo facendolo passare sotto quelle ridicole linguette trasparenti saldate sul coperchio. Mi manca il gesto di estrarlo dalla custodia ed inserirlo nel carrello del lettore, mi manca il tasto a triangolino del play, mi manca tutto quanto!

Non si torna indietro, non si dovrebbe rimpiangere nulla del passato perchè il passato in quanto tale è irriducibile e non lo si può piegare, però è uno sforzo.

Adesso scarico un disco (una volta la musica si acquistava, ora si scarica!)  in meno di tre minuti, dal momento del desiderio all’attimo della sua soddisfazione il tempo è troppo poco. Quando le attese sono brevi, il momento in se vale di meno.

E questo purtroppo vale non solo per la musica. Ora che dispongo di danaro a sufficienza per soddisfare una parte più ampia di quello che mi affascina, la ottengo così alla svelta da rendere tutto meno bello.

Ma veniamo al vero motivo di questo post.

Una volta ogni tanto do anche qualche suggerimento, ho inserito infatti questo articolo nella categoria “tips & tricks”, suggerimenti e trucchetti.

Come si scarta dunque un nuovo CD?

Con un accendino in una mano e il cd nell’altra, lasciate che la fiamma lambisca per pochi attimi uno dei due lati piatti del CD.   Il calore  scalderà la plastichina che lo avvolge fino a farla arricciare creando un buco. Tranquilli, la plastica del cd non subirà alcun danno. Dentro questo buco infilate un dito e tirate, la plastichina verrà via tutta insieme permettendovi di scartare il cd in meno di dieci secondi e senza altri tentativi vani.

Ed ora un minuto di silenzio per i vinili, i cd, le cassettine (beato strumento di cucco perchè se una ragazza ti piaceva e non sapevi come dirglielo potevi farle la “cassettina” e le canzoni parlavano per te) e tutti gli altri supporti fonografici.

Siamo tutti vittime della grande rete.

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autore: marcodedomenico | 19 gennaio 2010

Una voce per Haiti

categorie: altro

Non sarò certo io a darvi la notizia del terremoto che ha devastato Haiti.

Non c’è notiziario che non apra con il bollettino dei morti e dei feriti, ai quali si aggiungono gli “sciacalli” e le immense difficoltà organizzative dei salvataggi.

Io sono ipercritico per natura, e non voglio perdere l’occasione di dire la mia sulla parte che di questa immane tragedia mi compete.

Normalmente, quando accadono fatti così dolorosi non causati dalla mano dell’uomo, tutti noi diventiamo di colpo buoni di spirito e responsabili. Ogni strumento di comunicazione di massa ci invita a fare donazioni a tutti gli enti e le associazioni che sono in grado di dare un aiuto alle popolazioni colpite.

E’ una “gara della solidarietà” come la chiamano i giornalisti, che sono sempre a corto di neologismi e di sinonimi.

Ieri mi è arrivata una mail da iTunes in cui si chiedeva di “acquistare” una donazione in multipli da 5 euro per la Croce Rossa Internazionale. Io ho accettato e ho fatto la mia piccola offerta.

Questa mattina mi è arrivata una mail da voice123, un’organizzazione americana che raccoglie i “voice talent” di tutte le lingue del mondo e che chiedeva di leggere un testo no profit per la raccolta fondi organizzata dalla Croce Rossa Italiana. Non ho esitato un solo istante, ero ancora mezzo addormentato ma ho acceso l’impianto del mio studio e ho inciso la parte, era breve e molto semplice.

Poi l’ho riascoltata. Era penosa, nel senso più intimo del termine.

Ho letto il testo con tono triste, serio, troppo serio. Sembrava che il terremoto fosse l’esito dell’azione irresponsabile di qualcuno, appoggiavo la voce come a mimare il dito indice puntato contro chi ascolta, al quale intimavo di fare una donazione.

No, non è così che si legge un testo di questo genere. Lo speaker non deve ingenerare ansia, non deve lasciar credere con il suo tono che la colpa è di chi non versa il suo contributo, non deve lasciar intendere che chi non offrirà la sua parte brucerà nelle fiamme dell’inferno.

Allora ho reinciso il testo con un tono piuttosto neutro, informativo. Ho spiegato semplicemente che c’è qualcuno che in questo momento ha più bisogno di noi, e che volendo lo si può aiutare versando solo del danaro. Danaro in cambio di aiuto, danaro in cambio di condizioni di vita migliori di quelle che adesso stanno vivendo i terremotati di Haiti.

Se accendete la tv, in qualunque momento, passano spot no profit che chiedono aiuto per Haiti, ascoltate la speaker. Parla in modo così triste… sembra un funerale. Ma noi dobbiamo aiutarli i superstiti o dobbiamo seppellirli insieme a tutti gli altri?

Il messaggio deve essere positivo, non deve essere accusatorio. Ogni volta che ascolto quello spot, penso di aver fatto troppo poco per dare una mano e mi mette tristezza.

Sentimento del quale, ora più che mai, non abbiamo alcun bisogno.

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