autore: marcodedomenico | 30 agosto 2010

Il paradiso

categorie: altro

Ecco la mia personale versione del Paradiso.

Buon ascolto!!!

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autore: marcodedomenico | 30 agosto 2010

Il controesodo

categorie: altro

E’ per decenza (e solo per quella) che non vado a guardare la data in cui ho scritto il mio ultimo post.

Sarebbe come auto trafiggerci, e non avendo parenti di origine giapponese non è pratica con la quale ho dimestichezza.

Se penso che quando più di tre anni fa aprii questo blog promisi a tutti voi un post al giorno.

Ma è sempre così, non ricordo aspetto della mia vita personale e professionale in cui non abbia pubblicizzato con toni sensazionalistici qualcosa salvo poi vedermela scivolare fra le mani come sabbia.

Ho detto sabbia? Ho detto sabbia? Porca miseria che argomentone, specie se trattato a fine agosto!!!

Anzitutto diamo spiegazione del titolo del post: trattasi di presa per il culo nei confronti dei giornalisti ai quali girano nella testa un centinaio di frasi fatte che a rotazione estraggono dal cappello per scrivere quei titoli ridicoli che campeggiano nei notiziari.

A fine luglio c’è l’esodo e a fine agosto c’è il controesodo così come la notte insegue il giorno. A me l’idea di scomodare le sacre scritture per descrivere le code in autostrada appare alquanto blasfema.

Al di la del titolo, questo post vorrebbe compendiare le mie attività estive di quest’anno.

Dovevo diventare padre per fare una vera lunga vacanza, ma vi pare possibile? Questo significa che per stare veramente bene dovrei bissare l’evento ogni anno. Così fra undici anni avrò fatto undici magnifiche vacanze e messo in piedi un’intera squadra di calcio, panchina compresa!!!

Ma può un libero professionista innamorato del suo lavoro mettere i lucchetti alla serranda per ben tre settimane?

Certo che no, ed ecco perchè quest’estate ho dato il meglio di me. Dopo aver tagliato il nastro del mio “studio orobico” (lo studiolo nella mia casetta in montagna) quest’anno ho inaugurato lo “studio tirrenico” o “studio maremmano” (il titolo è ancora in fase di approvazione nel CDA della mia testa).

La casetta al mare di mia moglie è stata la cornice della depandance del mio “studio padano”.

In definitiva ho comprato una scrivania e l’ho accostata al lato lungo della sala della casetta al mare. Vi ho messo sopra le apparecchiature e il microfono e ho registrato. Tutti i giorni creati di questo bell’agosto, nessuno escluso.

A chi si domanda quanti clienti può avere uno speaker ad agosto, rispondo che è abitudine tipicamente italiana quella di immergere le chiappe lungo i nostri infiniti litorali. Nel resto del mondo si va in vacanza quando si può e si vuole, senza attendere per forza agosto!! Ed ecco perchè, grazie alla rete di contatti che ho sviluppato con il resto del mondo, non ho mai smesso di fare il mio amato lavoro anche in agosto, anche a Ferragosto.

Non male vero? Questa è la mia vacanza ideale! Al mattino mare con il mio cucciolo d’uomo, a pranzo a casa e dopopranzo mentre la family ronfava in mansarda io producevo audio di onesta qualità. Nel tardo pomeriggio di nuovo in spiaggia e così per 21 beati giorni.

Ho guadagnato abbastanza da pagare questa vacanza, la prossima e la successiva ancora. Questa si che è vita, porca l’oca!

E al rientro, surprise!!! Sono stato convocato quasi d’urgenza da uno dei più grandi studi di Milano per incidere tutta la campagna invernale di una nota società di scommesse sportive. Ho prodotto in un solo pomeriggio circa 40 spot tutti con accento regionale. Mi sono prodotto nel mio migliore milanese, torinese, genovese, fiorentino, romano, napoletano, cagliaritano, catanese, palermitano, barese e leccese.

Mi sono divertito parecchio e ho fatto ridere tutti. Qualche attimo di tensione sul leccese perchè pur sapendo che non assomiglia a nessun dialetto pugliese non mi ci ero mai cimentato.

E allora viva Youtube dove mi è stata data l’opportunità di ascoltarlo e di riprodurlo piuttosto fedelmente.

Questi spot radio saranno in onda per tutta la durata del campionato di calcio e su tutti i Network nazionali.

Sarà impossibile non ascoltarli!

Mi sento riposato, e mai come ora desidero lavorare. Ritrovare il piacere di incidere nel mio “studio padano” è sempre bello, perchè in fondo la vera comodità è solo dal rosso di questo studio. A partire dall’aroma di legno che più che mai mi ha invaso le narici all’ingresso dello studio che è stato chiuso per quasi un mese.

Ed ora pronti… via!!! Con l’augurio che questo autunno sia ricco di cose belle da fare.

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autore: marcodedomenico | 24 luglio 2010

Gli attori di fiction, gli attori di teatro, i grandi attori e… Elio Germano

categorie: cinema

Elio Germano Vi è mai capitato, guardando un film, di pensare: quel tizio è senz’altro un attore di teatro?

Da cosa riconosci gli attori di teatro strappati dal palcoscenico e scaraventati davanti a una macchina da presa?

E’ molto semplice. Gli attori di teatro non parlano ma urlano, come si dice in gergo “portano la voce”. Abituati a farsi sentire fino all’ultima  fila della piccionaia, nessuno ha mai spiegato loro che qualcuno tempo addietro ha inventato i microfoni, e questi possono essere anche  piuttosto sensibili se è il caso.

Gli attori di teatro al cinema dunque urlano e… abusano della recitazione. E’ sempre una recitazione di maniera, amplificano i gesti e le espressioni del viso fin quasi alla caricatura. Forse è per lo stesso principio della voce, tutti devono poter vedere l’espressione del mio volto quindi la esaspero così si vede fino in galleria.

Gli attori di teatro al cinema sono patetici come gli attori di fiction. Il classico attore di fiction non parla ma sussurra. Si dispera per simulare un lieve disagio, ha espressioni ridicole delle quali senz’altro è in grado di andare fiero se si rivede al pomeriggio su Canale 5. Non si capisce un cazzo di quello che dice e a lui va bene così.

E poi ci sono i grandi attori. Il grande è uno che non riconosci immediatamente ma impieghi almeno qualche minuto. Il grandissimo è quello che ti colpisce con un interpretazione che non è come tu ti immagini una scena ma è come lui la produce. Nessuno si è mai chiesto: “che faccia farei io in quella circostanza”? Oppure anche: “Come potrei rendere vero e plausibile quel sentimento o quel mix di sentimenti”?

Ricordiamoci che non siamo come l’iPhone prima dell’aggiornamento al 4.0 e perciò monotasking. E’ impossibile provare un solo sentimento per volta, è più facile provarne due o tre o quattro simultaneamente. L’attorucolo forse ne sa riprodurre uno per volta e magari anche male. Il grande attore in uno sguardo o in una parola ne racchiude cinque o sei.

Provate a guardare un film in cui recita Elio Germano (fatto salvo Il Mattino ha l’oro in bocca che è patetico) e scoprirete a cosa alludo.

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autore: marcodedomenico | 16 luglio 2010

Tutto l’amore che c’è

categorie: altro

Questa sera a mezzanotte saranno esattamente due settimane.

Due venerdì fà imbottivo la mia auto e quella di mia moglie e insieme salivamo per la Valle Seriana e raggiungevamo Bratto, la nostra bella casetta di montagna.

Ho speso un giorno intero per montare le apparecchiature qui e per finire di foderare l’armadio più grande della casa trasformandolo quindi nella mia minuscola ed originale sala di ripresa.

Trascorro almeno tre ore al giorno nel chiuso di  quest’armadio, su uno sgabello di legno, con le gambe rannicchiate ed in mano l’iPad sul quale leggo i testi degli spot, dei documentari e di tutto il resto che rende magnifico il mio lavoro di speaker e doppiatore pubblicitario.

Dovrebbe essere una specie di paradiso, qui, se non fosse che nonostante i millecento metri di altezza si muore letteralmente dal caldo. Sapere che giù in città ci sono dieci gradi in più mi conforta solo fino a un certo punto. Questo accade perchè nel mio studio milanese posso rifugiarmi nel fresco sintetico dell’aria condizionata che con lungimiranza e grande impegno economico scelsi a suo tempo di diffondere per tutti gli ambienti della casa. Qui no, qui ti attacchi e tiri forte. Sarebbe ridicolo acquistare un condizionatore per usarlo forse dieci giorni all’anno.

Quindi, quando in montagna fa caldo, ti tieni il caldo e stai zitto perchè a Milano è una fornace. Assicuro però chi legge che sarcofaghizzato come sono in questo armadio, dopo soli pochi minuti l’aria comincia a mancare e quella che c’è è letteralmente rovente.  E non è cosa facile proseguire a registrare con il sorriso. Si perché se registri uno spot senza il sorriso, fai prima a non farlo.

A ciò si aggiunga che il Mac scalda come una stufa a pellet, e anche il monitor, gli amplificatori delle casse e il processore valvolare per il microfono ci mettono del loro. La “stanza dei bambini” con tanto di letto a castello, comodini in legno e i disegni alle pareti di quando avevo tre anni e che ora è il mio studio diventa nel corso della giornata un simpatico dolceforno Harbert dove rosolare senza pietà.

Purtroppo questa vacanza-lavoro si sta trasformando il lavoro-vacanza. Il lavoro va più che bene, la vacanza purtroppo no. Come ho già avuto modo di scrivere su queste pagine, mi manca la gamba destra. Da quasi quindici anni vivo quindi con una protesi mediante la quale mi è concesso di camminare, di trotterellare e qualche volta anche di pedalare. Purtroppo in questi giorni un’infezione piuttosto estesa sulla pelle che è a contatto con l’arto sintetico mi sta letteralmente rovinando le giornate. Ho dovuto acquistare in farmacia un paio di stampelle ma il dolore a volte è così intenso da togliermi il respiro.

Quando arriva la sera però tutto cambia, di nuovo. Faccio la doccia e finalmente sfilo la protesi. Poi saltellando vado sul terrazzino a guardare il cielo che è una trapunta di stelle. E’ in questo frangente che una bella sensazione di infinito mi riempie e mi appaga.

Consumo l’ultima sigaretta della giornata con lo sguardo all’insù, sapendo che in casa sul divano c’è mia moglie che guardando la tv tiene in braccio mio figlio Leonardo che dorme beato.

E mi rendo conto che in questi pochi metri quadri è racchiuso  tutto l’amore che c’è.

E torna il sereno.

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autore: marcodedomenico | 15 luglio 2010

Life

categorie: televisione

life-thumbnailBisognava attendere l’estate per vedere qualcosa di veramente bello in TV.

Ieri sera su Retequattro è andata in onda la prima puntata di Life, un superdocumentario naturalistico girato nei luoghi più remoti del globo terracqueo.

Al di la delle immagini, che erano obiettivamente stupende e commoventi, il pezzo forte (per le mie orecchie ipertrofiche da speaker) era la voce del grande, immenso Giorgio Lopez.

Giorgio Lopez è la voce di Denny De Vito, Dustin Hoffmann, Dan Aykroyd e molti altri.

Ci voleva proprio un bravo doppiatore a dare forma completa a quelle riprese spettacolari, non credo che nessuno speaker sarebbe arrivato a tanto. Se fosse ancora in vita il buon Claudio Capone penso che non avrebbero esitato un solo istante a farlo fare a lui. E sarebbe stato “il solito” bravo Capone.

Penso che qualche volta osare sia la formula giusta per il successo. Lopez ha una voce più buffa che profonda, più da “cazzone” che istituzionale, eppure posso assicurare che il risultato è stato straordinario.

Ad ogni riga, un’intonazione diversa. Ogni passaggio sulle parole era un fraseggio perfetto, un appoggiarsi qua e là sulle sillabe frutto dell’allenamento di una vita e figlio di una grande sensibilità artistica.

Vi invito a guardare la seconda puntata, mercoledì prossimo su Retequattro di Life.

E fa niente che a condurre “da studio” ci sia quella faccia da Jocker di Tessa Gelisio.

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autore: marcodedomenico | 9 luglio 2010

TG5, il dj Clemente e le parolacce

categorie: televisione

Ieri sera, alla vigilia della giornata di sciopero indetta dall’Associazione dei giornalisti per protestare contro il famoso decreto sulle intercettazioni, Clemente DJ Mimùn (il Direttore del notiziario della rete ammiraglia del gruppo Mediaset) ha tenuto una rubrica personale di circa tre minuti.

Si è espresso negativamente a riguardo dello sciopero, dice che la legge è senz’altro migliorabile ma che è giusto che passi alla Camera. Ha aggiunto che è ingiusto “sputtanare” chiunque, anche chi non ha commesso alcun reato.

Ho sgranato gli occhi, mi sono subito chiesto se “sputtanare” sia una parolaccia oppure no. Nel dubbio, in un notiziario io non l’avrei mai detta. Attenzione, io sono il re delle parolacce e ne faccio ampio ed abbondante uso quindi lungi da me l’idea di condannare il concetto di parolaccia, però il gesto del DJ Mimun mi ha fatto effetto, era la prima volta che sentivo una parolaccia detta da un direttore di telegiornale all’interno del suo stesso telegiornale nell’edizione delle venti, la principale.

A ben pensarci qualcosa di anomalo c’è. Quando le parolacce si saranno infiltrate in ogni ambiente, quando si saranno impossessate anche delle scuole e delle istituzioni, dopo essersi prese la radio e la tv, chi salvaguarderà la nostra lingua? Chi si premurerà di spiegare a chi nasce oggi che la lingua italiana è così completa e articolata che è in grado di spiegarsi perfettamente da sola e senza l’ausilio di cattive parole?

Io dico parolacce, è vero, ma se proprio dovrà accadere preferirei che mio figlio le imparasse da me, perchè potrei spiegargli quanto volgare rendano chi le pronuncia. Ma se mio figlio le sente dire dal direttore di un notiziario televisivo, potrebbe pensare che siano perfettamente intercambiabili con le parole “normali” e quindi farne un uso sconsiderato e in tutti gli ambienti. E questo sarebbe grave.

A questo, Clemente DJ avrebbe potuto e dovuto pensare.

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