Post pre-elettorale per Usalavoce. A tre soli giorni dal momento in cui sapremo finalmente chi non governerà il nostro paese, vedo più nero che mai.
Sono anni di incertezza per noi europei, per noi Italiani e soprattutto per noi speaker. La pubblicità credo sia giunta a un punto in cui o si cambia qualcosa o non si va avanti.
Le radio e le tv generaliste hanno perso il fascino che avevano solo fino a qualche anno fa. Sono viste e sentite da meno persone, e queste sono generalmente più vecchie rispetto agli scorsi decenni.
Perché? Probabilmente perché le nuove generazioni, quelle figlie dell’iPod per intenderci, compilano da sole le loro playlist che importano dal web e si scambiano alla velocità della luce con programmi che fanno solo questo e lo fanno anche molto bene.
Sentito parlare di Spotify? E’ un programma che va al di la dell’immaginazione, che aggrega tutto lo scibile umano in ambito musicale e lo distribuisce al mondo intero con una serie di idee talmente nuove da stordire.
A cosa mi serve una radio adesso? E una TV? A poco, ecco tutto. Ma queste novità sono foriere di pensieri che avvicino ma che non voglio mettere a fuoco.
Cosa faremo esattamente noi professionisti della voce quando non ci saranno più radio e tv come li conosciamo adesso? Si continueranno a produrre spot che andranno solo sul web? Oppure tutto l’advertising si ridurrà a qualche banner sulle app gratuite dell’App store? Sono un po’ spaventato.
Qualche volta penso sia un bene occuparsi anche di altro, oltre che di spot. A noi speaker in fondo è concesso. Siamo anche un po’ attori, un po’ doppiatori, professionisti della voce che sanno usarla anche al di fuori della pubblicità pura.
L’altro ieri ho messo in vendita il mio MacPro. Ieri mi ha telefonato un ragazzo di Faenza che è titolare di uno studio di registrazione e ci siamo accordati per un ritiro immediato. Lui ha preso l’auto ed è venuto qui da me a Milano. Al telefono, la voce di un ragazzo emiliano. Avevo un gradevolissimo accento faentino, una voce mite ed educata. Mi ha convinto subito.
Quando è suonato il citofono dello studio sono corso fuori a riceverlo e ho capito che non avevo capito niente. Era un nero, un nero africano, originario della Tanzania.
Il primo pensiero è stato di pena per me. Mi sono fatto pena perché da esperto di suoni umani non sono riuscito a capire al telefono che stavo parlando con una voce nera. E quindi tutte quelle belle frasi fatte sulla voce nera? Niente, tutte balle. Posso assicurare che ad occhi chiusi niente ma proprio niente avrebbe fatto pensare ad una voce appartenente ad una razza diversa da quella bianca caucasica alla quale appartengo.
Insegnamento: Non esistono voci bianche e voci nere, non esiste una voce da nero e non esiste una voce da bianco. Sospetto che non si possa agganciare un timbro particolare ad una razza specifica. Lui a 4 anni è venuto in Italia ed è cresciuto qui. Ora ha 39 anni e parla con accento del Ravennate e basta. Uno speaker professionista non ha neanche lontanamente sospettato che si trattasse di un nero e la storia finisce qui.
Quindi, a un passo dalle elezioni che ci porteranno dritti verso lo stesso dirupo dal quale si sono lanciate scientemente Thelma e Louise, uno speaker bianco vede nero.
PS: Il Macpro è stato rimpiazzato con un MacMini di ultimissima generazione e un Apple Cinema Display da 27”. Perché la crisi va affrontata a braccia aperte!